Il Monte Aguz, con i suoi 1603 metri, è la vetta più alta dell’estremo nord dell’altopiano della Lessinia. Questo luogo, ricco di storia, fu una postazione militare strategica durante la Prima Guerra Mondiale, con trincee e cannoni ancora visibili. Dalla cima si gode di un panorama spettacolare sulla Val di Ronchi e sul Gruppo del Carega. Il Monte Aguz rappresenta un perfetto equilibrio tra storia, natura e scenari mozzafiato. L’ultimo tratto del percorso non è segnalato, rendendo l’escursione ancora più avventurosa (tratto molto erboso). Particolarmente interessante è la deviazione verso la cannoniera del Monte Aguz, un sentiero poco frequentato, selvaggio e non indicato, ideale per chi desidera immergersi nella storia in un ambiente autentico.

ITINERARIO AL MONTE AGUZ
Parcheggio l’auto nei pressi del Rifugio Bocca di Selva, negli spazi liberi non adibiti al rifugio. L’inizio dei sentieri è ben visibile. Prendo subito la strada asfaltata e proseguo dritta con un’ampia vista sulla catena del Monte Baldo, oggi molto limpida grazie a un cielo sereno.

Man mano che cammino, la strada asfaltata diventa una strada sterrata e già possiamo intravedere il rifugio Monte Tomba e le malghe che lo circondano in una splendida giornata di settembre. Un laghetto sulla sinistra serve da abbeveratoio per le mucche al pascolo. Vi assicuro che il quadretto è meraviglioso.
Arrivo al bivio Malga Folignano di Sopra e, a questo punto, tengo la destra senza svoltare a sinistra. In questo modo, ho il Monte Tomba proprio accanto, mentre la strada a sinistra si snoda più in basso. Non risalgo in pratica verso il Monte Tomba.


Proseguo verso Malga Podesteria, tra i pascoli e le mucche al pascolo. Continuo sulla strada principale, ignorando il bivio a sinistra che conduce a una malga.
Nei pressi di un piccolo laghetto si trova un cartello segnavia CAI che indica un sentierino verso il rifugio Malga Podesteria. Il panorama da qui è stupendo: si possono ammirare il gruppo del Brenta, il gruppo dell’Adamello e la Presanella. Il sentiero prosegue con una leggera discesa in una zona dove i segnavia, sebbene non perfetti, segnalano il percorso. Due di essi sono rotti e indicano 15 minuti per Malga Podesteria, con i numeri 255 e 256. Il sentiero ora sale leggermente; dopo alcune brevi salite si presenta davanti agli occhi Malga Podesteria. Il percorso continua con una breve discesa seguita da una piccola salita che conduce direttamente alla malga, da cui si potrà proseguire ulteriormente. A 50 minuti dalla partenza sono arrivata al Rifugio Podesteria, a circa 4 km di distanza.


Presso la malga ci sono numerose mucche al pascolo con tanti vitellini, alcuni davvero piccolissimi. È stupendo vedere come le mamme li accudiscono, li leccano e si prendono cura di loro. Tutto è così autentico e naturale, davvero meraviglioso. Da qui proseguo lungo la strada sterrata principale per pochi metri, poi prendo subito un bivio sulla sinistra, mentre la strada principale continua sulla destra. Mi immetto così sul sentiero 113.


Attenzione, perché fino a questo punto non troverete mai una segnaletica che indichi il Monte Aguz; sarà quindi necessaria una traccia o una buona conoscenza della zona e dei punti principali.
A questo punto mi immetto nuovamente sulla strada sterrata principale. Dovrei proseguire dritto, ma la vista qui è spettacolare, così faccio qualche metro di deviazione a sinistra per ammirare i ruderi di un’ex caserma della Guardia di Finanza. Qui non troverete alcun cartello che la indichi. Torno quindi sui miei passi e proseguo sul sentiero 113 in direzione di Ala.
Arrivo a un punto in cui, dritto davanti a me, la strada termina presso una malga. Qualche metro prima, sulla sinistra, si trova una strada erbosa segnata con un segnavia CAI bianco e rosso disegnato su un palo. Da qui si procede leggermente sotto la malga Scortigara di Cima. Arrivo nei pressi di due gallerie probabilmente risalenti alla Prima Guerra Mondiale, ma non ci sono ancora indicazioni per il Monte Aguz. Qui la strada scende verso Ala.


VERSO LA CANNONIERA DEL MONTE AGUZ
Scelgo questa alternativa perché voglio vedere se riesco a trovare un punto di interesse storico della Prima Guerra Mondiale; probabilmente mi costerà una deviazione di circa 40 minuti. Poi dovrò risalire e tornare sui miei passi per prendere il sentiero tratteggiato in nero verso il Monte Aguz.

Proseguo in leggera discesa lungo il sentiero 113, immerso nel bosco. Ad un certo punto incontro un bivio: sulla sinistra un segnavia CAI, sulla destra un sentiero che si addentra nel bosco, segnalato solo da segnali bianco-rossi. Decido di continuare l’esplorazione per vedere se trovo ciò che cerco; in caso contrario, tornerò sui miei passi e raggiungerò la cima del Monte Aguz.
Ecco una piccola indicazione scritta a mano con la dicitura “Cannoniera Aguz”. Proseguo piano, tenendo sempre a portata di mano la mappa sull’app del cellulare. Il sentiero è buono, ma solo fino a un certo punto: ci sono alcuni tronchi che ostacolano il passaggio, probabilmente vecchi. Il percorso diventa leggermente più immerso nel bosco, più stretto e selvaggio, segno che è poco frequentato.
Il sentiero non è adatto a tutti, ma solo a chi ha dimestichezza nel percorrere sentieri boschivi. Nella prima parte è segnalato da bolli rossi e si fa più stretto, con ortiche anche piuttosto alte. Dopo una curva, il percorso migliora, passando sotto grandi massi e imponenti pareti rocciose. All’improvviso, due camosci attraversano il sentiero, e dai rumori sembra che ce ne siano altri nelle vicinanze.
Per gli appassionati di storia e per chi ha una buona preparazione e dimestichezza con i sentieri dismessi, spesso scarsamente segnalati, è necessaria anche un po’ di intuizione. La cannoniera del Monte Aguz è qualcosa di semplicemente straordinario e va esplorata con una torcia, assumendosi sempre la propria responsabilità. Non ci sono indicazioni né informazioni rilevanti riguardo alla sua importanza nella Prima Guerra Mondiale: da alcune brevi letture trovate sul web, sembra che la cannoniera non sia stata attiva durante il conflitto.




Dopo aver esplorato la zona, torno all’incrocio del bivio precedente e risalgo per una decina di minuti fino alle due gallerie della Prima Guerra Mondiale. Da qui mi inoltro nel sentiero segnato in nero, affiancato da una staccionata con filo spinato.
Il sentiero attraversa la radura, da cui si gode la vista del rifugio Castelberto. A tratti si apre, a tratti si addentra nel bosco. Non è un percorso segnalato, ma è ben tracciato e facilmente individuabile grazie alla traccia evidente sul terreno. Proseguo quindi lungo un tratto abbastanza pianeggiante. Sto praticamente passando sopra alla cannoniera che avevo visitato pochi minuti prima. Ad un certo punto, il sentiero svolta decisamente a destra, abbandonando lo steccato con il filo spinato che rimane a sinistra. Salgo quindi su un pendio erboso, dove la salita diventa più impegnativa.
Qui il sentiero non è segnato e si procede a intuito, attraversando pendii erbosi. A un certo punto, uscendo dal bosco, si incontra nuovamente una staccionata con filo spinato da oltrepassare. Qui si trova il sentiero che sale lungo il lato più esposto a destra, tra i pendii, ma senza alcuna indicazione. Ripeto, non ci sono segnalazioni, o comunque non erano e evidenti. La salita diventa sempre più ripida e, tra l’erba alta, si possono scorgere i resti delle trincee della Prima Guerra Mondiale, ben visibili anche sulla cima, anche se sono ormai coperte dalla vegetazione e non mantenute.


IL RITORNO VERSO IL PARCHEGGIO
Scendo dalla cima sempre seguendo la traccia del sentiero e lascio il sentiero su cui sono salita. Decido di salire dritta davanti a me verso il Monte Cima di Mezzogiorno. In questa zona non ci sono segnavia né tracce, quindi o si conosce bene la zona della Lessinia in questione o è necessario avere una traccia GPX per procedere con sicurezza.

Per raggiungere la cima di Mezzogiorno non esiste un sentiero segnato, ma ampi pascoli aperti. Dall’alto scorgo il percorso fatto all’andata, con le malghe lungo il tragitto. Il cammino segue una traccia nei pascoli, poi continua in salita su un sentiero di pietre, fino a ricongiungersi con una staccionata dotata di filo spinato. Ora affronto l’ultimo tratto ripido in salita, ben calpestato ma privo di segnavia, almeno da questo lato. Seguo la traccia a terra e la mia posizione sulla mappa dell’app, proseguendo su un pendio che diventa sempre più ripido.

In pochi minuti arrivo alla cima; praticamente si ha una bellissima vista sul gruppo del Carega, ma non solo: anche sulle montagne trentine come il Bondone, e si vede anche una parte del Pasubio. Inoltre, si può ammirare tutto il gruppo delle Dolomiti di Brenta, la Presanella, il Carè Alto e l’Adamello.


Mi trovo in una zona pianeggiante e mi sto dirigendo verso la malga. Lascio alle spalle la cima di Mezzogiorno e proseguo su una stradina tra i pascoli. Davanti a me vedo chiaramente un paio di malghe e, sulla sinistra, la cima degli Sparvieri. Mi piacerebbe salire, ma il percorso è già piuttosto lungo, quindi penso di tornare all’auto con un giro ad anello.

Ritorno sulla strada sterrata principale e passo accanto alla cima Sparvieri; sarebbe facile salire, e si vede anche la croce, ma essendo ormai tardi decido di tornare al punto di partenza. Proseguo quindi lungo la strada sterrata verso il Monte Tomba, passando sotto la cima. Lascio la malga Podesteria semi a destra, visibile in lontananza, e continuo fino a Bocca di Selva seguendo la strada sterrata.
L’itinerario è lungo ma appagante, da evitare nei periodi caldi o in presenza di neve e ghiaccio. È interessante dal punto di vista storico. Il Monte Aguz richiede esperienza non tanto per la difficoltà tecnica, che si sviluppa su pendii erbosi, quanto per l’orientamento, poiché il percorso non è ben segnato. Nei pressi della cima, come già detto, si trovano numerose trincee, anche vicino alla cima di Mezzogiorno. Bisogna fare attenzione alle gallerie nei pressi della cima Aguz: alcune hanno il tetto crollato, con l’entrata che sembra dall’alto, quindi è pericoloso avvicinarsi perché non sono protette e si rischia di scivolare.
Si può tornare facilmente al punto di partenza ripercorrendo lo stesso sentiero oppure raggiungere la cima di Mezzogiorno seguendo una debole traccia calpestata sui pascoli erbosi, per poi ricongiungersi con la strada sterrata in breve tempo. Se si desidera, si può anche deviare verso la cima Sparvieri.
Molto interessante è la ricerca della cannoniera del Monte Aguz, un percorso riservato a escursionisti esperti, abituati ai sentieri boschivi poco segnati. Il sentiero nel bosco non è mantenuto e mancano indicazioni precise, se non un po’ di intuito. Chi decide di intraprendere questo percorso con le varie deviazioni non segnalate lo fa a proprio rischio e pericolo, quindi è fondamentale essere informati e consapevoli della difficoltà che si affronterà.

SINTESI DEL PERCORSO
- PARCHEGGIO: nei pressi del Rifugio Bocca di Selva
- PARTENZA: dal rifugio Bocca di Selva, nei pressi della cartellonistica
- SVILUPPO: circa 16,5 km
- DISLIVELLO: circa 500 metri D+
- DIFFICOLTA’: media (per la cannoniera il tragitto è selvaggio con traccia di sentiero poco battuta non adatto a tutti ma ai più avventurosi)
- TIPOLOGIA SENTIERO: anello
- SEGNAVIA:
- PUNTI DI APPOGGIO: Rifugio Bocca di Selva telefono 0457420108, rifugio Podestaria telefono 3274354483
- PERIODO: in assenza di neve
TRACCIA GPX CANNONIERA DEL MONTE AGUZ
Ti raccomando di prendere visione di questa nota : Avvertenze sui contenuti presenti in passi Sospesi ed esonero ogni responsabilità.