Sabato 13 settembre ho fatto una splendida escursione sulle montagne di casa, le Piccole Dolomiti, in luoghi che non visitavo da tempo. In realtà non avevo mai percorso questo sentiero così lungo e completo, ma solo a tratti. Sono rimasta davvero entusiasta e soddisfatta del percorso e dell’ambiente circostante, soprattutto delle testimonianze storiche che, nel silenzio dei nostri passi, si fanno sentire vive e potenti. La nostra meta è stata Cima Levante.
L’itinerario che abbiamo percorso comprende anche la salita a cime minori oltre Cima Carega e Cima Levante, che durante il percorso si possono tranquillamente tralasciare. L’intero itinerario è da considerarsi difficile per lo sviluppo. La salita alle cime minori, inoltre, non è tracciata se non da vecchi segnavia.


LE PICCOLE DOLOMITI
Al confine nord della provincia di Vicenza, ai limiti con il Trentino e, a ovest, con la provincia di Verona, troviamo le Piccole Dolomiti, che insieme al Massiccio del Pasubio formano le Prealpi Venete Occidentali. Queste splendide montagne invidiano alle loro sorelle maggiori, le Dolomiti, soltanto l’altezza, condividendo invece la stessa tipologia di roccia, la Dolomia. La vetta più alta, cima Carega, raggiunge “appena” i 2259 metri. Le affascinanti torri rocciose, le guglie, i pinnacoli, le profonde e selvagge incisioni sulle pareti montane, la vegetazione tipica e le sfide alpinistiche sono del tutto simili a quelle delle Dolomiti.

DESCRIZIONE SENTIERO A CIMA LEVANTE
COME ARRIVARE AL RIFUGIO REVOLTO PUNTO PARCHEGGIO
Da Giazza, per circa 6km, seguire la provinciale e poi la strada forestale che conduce in località Le Giare e Revolto di Sotto. Superato il Rifugio Boschetto si continua la salita tra i stretti tornanti della valle di Revolto fino al rifugio.

DAL RIFUGIO REVOLTO A CIMA LEVANTE
Partiamo dal Rifugio Revolto e con circa 900 m di dislivello arriviamo al Rifugio Fraccaroli lungo il sentiero 108b. Si può scegliere di salire tutta la strada militare fino al Rifugio Scalorbi oppure tagliare i tornanti attraverso brevi sentieri.
Dal Rifugio Scalorbi (dove faremo una sosta al ritorno e saluteremo gli amici Teo e Marco, i rifugisti) prosegue la lunga mulattiera di guerra delle Piccole Dolomiti. L’itinerario si allunga, ma vale la pena percorrerlo. Brevemente: arrivati al Rifugio Scalorbi attraverso la strada militare, guardando il rifugio, la mulattiera si prende a destra e sale per un tracciato ampio; dopo alcuni tornanti si arriva a una selletta erbosa dove ci sono due caverne di ricovero della guerra. Si continua a salire e la salita diventerà molto piacevole e semi-pianeggiante. Ci si porterà praticamente sotto la Bocchetta dei Fondi e in breve a Bocchetta Mosca (da notare il vajo dei Colori che sale alla bocchetta, dalla quale si può ammirare un bellissimo scorcio sul Monte Pasubio). Presso Bocchetta Mosca si trova una grotta ex ricovero di guerra. Si sale ancora su mulattiera sostenuta da muri a secco fino alla statua formata da blocchi di roccia che si suppone (ma non ci sono fonti certe) sia il Grifone del Tirolo, animale fantastico formato da aquila e leone. Da lì a breve si arriva al Rifugio Fraccaroli.


Se invece vuoi seguire il mio stesso itinerario, ti basterà seguire la traccia GPX. Dal rifugio saliamo brevemente a Cima Carega, la vetta più alta del Gruppo del Carega e delle Piccole Dolomiti (2.259 m).

Diventa il punto di arrivo di molti escursionisti, ma il sentiero prosegue verso altre cime meno conosciute, ma ugualmente gratificanti, come Cima Posta (2.235 m) e Cima Cristo delle Grolle (2.210 m).




Al Passo delle Grolle abbiamo quindi proseguito in discesa fino a Capanna Sinel, un luogo davvero molto bello, ricco di storia, dove si incontrano spesso camosci. Lungo il percorso abbiamo attraversato camminamenti, mulattiere, trincee e gallerie della Prima Guerra Mondiale. Vale la pena fermarsi ad osservare i vari canaloni che salgono fra guglie di roccia spettacolari.
Complice il tempo non proprio perfetto e la scarsa presenza di escursionisti nella zona, abbiamo avuto la fortuna di incontrare numerosi camosci intenti a brucare l’erba, immersi nella nebbia e illuminati da qualche timido raggio di sole.



L’idea iniziale era di fermarci a Capanna Sinel per mangiare un panino, e poi tornare verso valle. Ma lì abbiamo conosciuto un signore simpatico con cui abbiamo fatto due chiacchiere — e che ci ha anche offerto un buon caffè — il quale ci ha detto: “Dai, a Cima Levante ci vogliono solo 40 minuti da qui.”
Cima Levante (2.020 m) era un pensiero iniziale, in particolare perché il mio amico non ci era mai stato. Quindi siamo ripartiti: prima un breve tratto in discesa, poi abbiamo attraversato una zona davvero ricca di testimonianze della Grande Guerra. Cima Levante fu infatti un importante caposaldo militare durante la Prima Guerra Mondiale, con trincee e postazioni difensive ben conservate.


In circa 35-40 minuti siamo arrivati in vetta a Cima Levante, che si erge nella zona nord-occidentale del Carega come un’isola solitaria. Purtroppo la nebbia ci ha impedito di godere del panorama, ma l’ambiente era comunque suggestivo.

IL RITORNO
Al ritorno volevamo percorrere il “sentiero delle trincee”, ma il giro sarebbe stato troppo lungo, quindi abbiamo scelto di tornare direttamente a Capanna Sinel e da lì al Rifugio Fraccaroli… ahimè, sotto una pioggia improvvisa e inattesa a quell’ora. Ci siamo attrezzati con copri-zaino e giacca impermeabile e siamo partiti velocemente verso il Rifugio Scalorbi.
Al Rifugio Scalorbi ci attendeva una calda stufa accesa e l’accoglienza dei gestori Matteo e Marco, è stato un vero piacere rivederli. Dopo esserci asciugati e aver gustato una buonissima merenda, siamo scesi al Rifugio Revolto, dove avevamo lasciato l’auto. In totale abbiamo percorso circa 23 km con un dislivello positivo di circa 1.500 m.


Brevi note storiche su Cima Carega, Cima Levante e la Grande Guerra:
- Cima Carega è la vetta più alta del Gruppo del Carega e delle Piccole Dolomiti (2.259 m).
- Le Piccole Dolomiti sono parte delle Prealpi Venete e comprendono numerose tracce della Prima Guerra Mondiale.
- Cima Levante era un caposaldo strategico durante la Grande Guerra. Vi si trovano trincee, postazioni in caverna, mulattiere e camminamenti militari, alcuni dei quali sono ancora visibili oggi.
- Le strade militari e i camminamenti nei pressi del Carega vennero utilizzati per muovere truppe e rifornimenti fra le linee italiane e austro-ungariche, e molti di questi percorsi oggi sono tornati ad essere sentieri escursionistici.


IL PERCORSO IN BREVE:
- PARCHEGGIO: Lungo la strada che sale al Rifugio Revolto. Troverete comunque una sbarra alla termine della strada percorribile in auto.
- PARTENZA: Rifugio Revolto Selva di Progno VR
- SVILUPPO: circa 23 km
- DISLIVELLO: circa 1500 metri D+
- DIFFICOLTA’: difficile (no tratti attrezzati, no ferrate)
- TIPOLOGIA SENTIERO: anello solo in parte
- PUNTI DI APPOGGIO: verificare tutte le aperture stagionali dei rifugi. Potete anche valutare di trascorrere la notte in rifugio e dividere il percorso in due tappe.
- Rifugio Boschetto Selva di Progno VR tel. 0457847005
- Rifugio Pertica Ala TN tel. 3289689090
- Rifugio Scalorbi Passo Pelagatta, Ala TN tel. 3356242230
- Rifugio Fraccaroli Cima Carega Ala TN tel. 3534408353
- Capanna Sinel Ala TN. E’ gestita da volontari, è aperta saltuariamente. E’ presente un bivacco, informarsi preventivamente presso SAT Ala Trento
- PERIODO: giugno-ottobre o comunque in assenza di neve
TRACCIA GPX TRAVERSATA REVOLTO LEVANTE
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