Itinerario straordinario per escursionisti esperti che mi ha permesso di scoprire paesaggi mozzafiato, sentieri storici della Grande Guerra e un Lagorai selvaggio e autentico. Consiglio questo percorso ad anello a chi ha esperienza con passaggi di primo grado su rocce esposte, considerando anche il dislivello e la lunghezza del tragitto.
IL LAGORAI
Il gruppo montuoso del Lagorai si trova a sud di Predazzo ed è costituito principalmente da porfidi, rocce eruttive composte da quarzo e ortoclasio. La parte nord-orientale del massiccio è immersa nel Parco Naturale Paneveggio – Pale di san Martino. Il massiccio si estende tra il Monte Panarotta e il Passo Rolle per circa 70 km. I confini naturali sono la Val di Fiemme a nord, la Val di Cembra a ovest, la Valle di Primiero e Vanoi a est. Il Lagorai si distingue per le sue pareti rocciose dai colori intensi che vanno dal nero al rosso fino al verde.
I principali punti di accesso alla dorsale sono il passo Manghen, il passo Rolle e, soprattutto, la funivia del Cermis a Cavalese.
Da sempre il Lagorai è la montagna dei pastori che risalgono le vallate per raggiungere i pascoli d’alta quota, l’ultimo manto vegetale prima delle pareti rocciose di porfidi. La rete di sentieri segnalati segue spesso mulattiere e itinerari costruiti durante la Prima Guerra Mondiale accompagnati molte volte da pannelli illustrativi.

LA VALLE DEI MOCHENI
La Valle dei Mòcheni è un luogo pieno di storia e tradizioni. La sua cultura nasce dalla minoranza tedesca che vive qui dal medioevo. Le tradizioni e la lingua dei mòcheni sono ancora vive oggi. Il mòcheno è una lingua germanica parlata solo in questa valle del Trentino. È riconosciuta come minoranza linguistica storica in Italia e rappresenta un importante patrimonio culturale da proteggere e valorizzare. Anche se parlata da poche persone, la lingua mòchena continua a vivere grazie all’insegnamento nelle scuole locali e a molti progetti culturali ed educativi per trasmetterla ai giovani.
COME ARRIVARE NELLA VALLE DEI MOCHENI
La valle è raggiungibile in auto da Trento seguendo la strada per Pergine Valsugana.

DESCRIZIONE ANELLO LAGORAI
Partiamo dal parcheggio di Frotten verso Palù Fersina nella valle dei Mòcheni dopo una notte stellata incredibile e prendiamo il sentiero 343 che, ripido nel mezzo del bosco, sale verso il rifugio Sette Selle, dove siamo stati qualche settimana fa ma con un itinerario diverso.


In alcuni tratti il sentiero è più ripido, in altri è più dolce. Alcuni brevi scorci ci invitano ad ammirare la valle e le prime luci del mattino verso le Dolomiti di Brenta in uno spettacolo grandioso. Arriviamo a 1748 m presso le baite Laner, dove si trovano alcune malghe molto caratteristiche e belle che si affacciano sulla valle con un panorama meraviglioso.


Le prime luci del mattino illuminano le punte delle cime delle montagne davanti a noi. Proseguiamo il nostro sentiero, sempre il 343 in salita, segnalato da segnavia bianco e rossi. Siamo ancora immersi nel bosco. Arriviamo a una radura dove i larici si distinguono con i loro colori accesi e aranciati. Davanti a noi si apre una parte del Lagorai, dove notiamo la cima Gronde del Pizzo Alto e, più avanti, la cima Sette Selle.

Arriviamo nei pressi della Croce del Laner a 1860 metri, dove si trova anche una zona di sosta con alcune panchine. Il sentiero qui è più dolce e prosegue con pendenza lieve, seguendo sempre il percorso 343. In circa un’ora arriviamo al Rifugio Sette Selle a 2014 metri, dove facciamo una breve sosta per un caffè e una tisana, pronti a partire per affrontare la cresta che sale verso la cima Sette Selle, un sentiero alpinistico.
Nei giorni precedenti è caduto un leggero strato di neve che, con le basse temperature, si è trasformato perlopiù in ghiaccio o vetrato. Per questo motivo, in alcuni punti bisogna prestare molta attenzione durante la salita verso la cima, che si trova completamente a nord. In poco tempo raggiungiamo la vetta, dove spuntano i primi raggi del sole, permettendoci di godere di un piacevole tepore. Sulla cima si trova un ometto di pietre e siamo a 2304 metri di altitudine.




Salendo sulla cima si possono intravedere in alcuni punti alcune baracche della Prima Guerra Mondiale. Una volta fatte le foto di rito e riposati un po’, scendiamo dalla parte opposta per salire alla cresta del Sasso Rotto. Anche qui, tra vari massi di roccia, troviamo alcune zone di ghiaccio vetrato, quindi bisogna scegliere la via migliore per salire. Saliamo quindi anche alla cima del Sasso Rotto, che avevamo già raggiunto in occasione della traversata alpinistica del sentiero Giuliani, che parte dalla forcella del Sasso Rotto.




Anche qui ci fermiamo per ammirare il panorama che ci circonda, spettacolare come la giornata autunnale, davvero incantevole se non fosse per il vento estremamente freddo che all’ombra non ci riscalda, anzi ci raffredda molto. Scendiamo dalla via normale del Sasso Rotto per salire poi in pochi minuti all’omonima forcella, dove decidiamo di visitare le trincee e i baraccamenti del Sasso Rosso. Qui la storia della Prima Guerra Mondiale si percepisce in modo molto intenso.



Visitate la parte sommitale del Sasso Rosso, dove non è segnato un sentiero per salire, ma ci sono alcuni ometti; anche questa va considerata una salita per escursionisti esperti. Scendiamo su un vecchio tracciato che, secondo me, era un percorso della Grande Guerra, che scende fino a intrecciarsi con il sentiero sottostante.



Seguiamo quindi ancora il sentiero 343 in leggera discesa, poi inizia nuovamente la salita verso la prossima cima. Arriviamo alla forcella delle Conelle a 2198 metri e proseguiamo lungo il sentiero 343 in leggera discesa fino alla forcella Cavè a 2184 metri. Saliamo un’altra ripida spalla verso il monte da Lago. Prima di raggiungere la cima, proseguiamo in discesa verso le prossime vette da conquistare, passando per la cima della Lepri a 2292 metri, dove è presente un ometto di vetta. Proseguendo sulla cresta invece che sul sentiero stretto ed esposto sottostante, percorriamo un tratto che ci conduce sul sentiero CAI. Da qui prendiamo una deviazione su un tratto erboso e arriviamo alla cima Cavè a 2296 metri, dove non c’è una croce di vetta ma un ometto.



Ci rimettiamo sul sentiero CAI e proseguiamo con scorci immensi verso il lago di Erdemolo e le vette circostanti, illuminate dai caldi raggi del sole che rendono il panorama quasi color oro. Il sentiero è classificato EE, da considerarsi per escursionisti esperti, perché passa attraverso un percorso stretto ed esposto sul costone della montagna.


In breve, lasciamo la traccia del sentiero CAI per salire anche al Monte del Lago 2327 metri, dove non è presente la croce, che si trova invece più avanti su una stretta cresta di pochi metri. Fare molta attenzione qui.


Proseguiamo ancora con il saliscendi fino a raggiungere un altro punto dove si trovano i resti della Prima Guerra Mondiale e, poco distante, si vede la cima del Pizzo Alto 2264 metri. Dal Passo del Lago 2218 – Seajoch, una breve salita ci porta verso la cima, poi dobbiamo tornare verso il lago di Erdemolo. I colori autunnali qui sono stupendi, la giornata è fresca e c’è molta aria fredda, ma tutto sommato ce la siamo goduta alla grande. Due anni fa salimmo qui con gli sci da alpinismo e l’ambiente in questo momento è completamente diverso: dalla neve ai colori autunnali, il panorama cambia totalmente. Ma è davvero grandioso. La vista lungo questo itinerario è immensa e bellissima, gli scorci panoramici sulle vette circostanti e sul lago di Erdemolo sono favolosi!



Facciamo alcune foto di rito e ci godiamo il momento, approfittando degli ultimi raggi di sole che ci scaldano le ossa, visto che il vento è ancora piuttosto freddo. Poi decidiamo di scendere la discesa verso il lago di Erdemolo. La discesa risulta piuttosto impegnativa nei primi metri, per poi proseguire su un sentiero tra i larici colorati di arancione, che formano un quadro davvero meraviglioso. La vista sul lago è sempre splendida, anche se si sta coprendo con l’ombra delle montagne: infatti il sole sta calando.



Scendiamo al lago e ovviamente facciamo una sosta di rito, dove ci godiamo gli ultimi raggi del sole. Dopo questa breve pausa, torniamo al punto di partenza, cioè il parcheggio di Frotten, passando prima per la statua del minatore.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Nel complesso si tratta di un’escursione molto impegnativa di circa 15 km con 1250 m di dislivello. I 1250 m di dislivello sono da considerarsi difficili a causa del continuo saliscendi. La cima di Sette Selle è da considerarsi alpinistica e va affrontata da giugno a ottobre, evitando condizioni di neve e ghiaccio. Anche la traversata alla cima del Sasso Rotto è da considerarsi di livello alpinistico fino alla vetta. L’intero percorso, quindi, è classificato come adatto a professionisti esperti e alpinisti.
Abbiamo seguito i sentieri dei soldati che hanno combattuto durante la Prima Guerra Mondiale: a pensarci viene la pelle d’oca e allo stesso tempo rimane l’emozione di aver vissuto una grande escursione autunnale tra la solitudine e il silenzio incontaminato e incantevole del Lagorai.

SCHEDA DEL PERCORSO
Giro ad anello e 7 cime sul Lagorai:
Ecco le cime che abbiamo salito in questo magnifico anello.
Cima Sette Selle 2396 m
Sasso Rotto 2394 m
Sasso Rosso 2310 m
Cima delle Lepri 2292 m
Monte del Lago 2327 m
Cima Cavè 2296 m
Pizzo Alto 2264 m
- PARCHEGGIO: presso il parcheggio di Frotten a Palù del Fersina
- PARTENZA: ben visibile all’inizio del parcheggio
- SVILUPPO: circa 14 km
- DISLIVELLO: circa 1250 D+
- DIFFICOLTA’: difficile, per escursionisti esperti
- TIPOLOGIA SENTIERO: anello
- SEGNAVIA: 343 – 324 – 325 e deviazioni per le cime (intero percorso ben segnalato)
- PUNTI DI APPOGGIO: Rifugio Sette Selle a inizio percorso (verificare aperture stagionali tel. 3317065002), considerare in estate una buona scorta d’acqua e cibo.
- PERIODO: maggio-ottobre o comunque in assenza di neve o ghiaccio.

TRACCIA GPX ANELLO LAGORAI
Ti raccomando di prendere visione di questa nota : Avvertenze sui contenuti presenti in passi Sospesi ed esonero ogni responsabilità.

CENNI STORICI
Riporto due importanti note prese in loco dai pannelli illustrativi: una sul Sasso Rosso e l’altra sulla Forcella Monte del Lago, dove sono stati effettuati interventi di ripristino e restauro dei manufatti e delle trincee risalenti alla Prima Guerra Mondiale.
Trincee e baracche a Monte del Lago
L’area C3 ospita numerose testimonianze risalenti alla Prima guerra mondiale: alcune di esse, colme di detriti, terriccio e materiale franato, sono riemerse proprio durante i lavori di restauro. Funzionalmente, gli edifici si differenziano in due categorie: nel fronte rivolto verso Prima Busa risiedono numerose trincee: poco più a monte, invece, il tratto tra Forcella e M. del Lago accoglie le baracche dei soldati.
L’intervento di ripristino ha permesso di procedere con la pulizia ed il consolidamento di ben sette sezioni di trincea, che presentavano anca] integra e ben conservata parte della muratura: in particolare sono stati valorizzati due di questi manufatti, lunghi più di 30m e contraddistinti da strutture murarie articolate e perfettamente adeguate al contesto ambientale esistente, al punto da rendere spesso indistinguibili i muri in sasso a vista dalle imponenti rocce della montagna, Il fronte a valle di alcune postazioni è stato inoltre consolidato con l’inserimento di struttura mista in pietra e travi di legno, secondo l’antica tecnica militare e conformemente ai resti rinvenuti in loco.
La grande postazione sul M. Sasso Rotto
La postazione del Sasso Rotto (C10) costituisce uno dei più imponenti manufatti restaurati dell’intero percorso: lunga quasi 50m, essa è composta da 9 postazioni, un punto di osservazione con annessa baracca, ed una sezione finale, incassata nella montagna. Prima del restauro, le strutture di elevazione del manufatto versavano in un precario stato di conservazione ed i sassi franati ne restituivano un’immagine mutilata. Un mese di lavoro e la presenza continuativa di 6 operai hanno consentito il consolidamento ed il ripristino dei muni a secco, che sono stati riportati all’altezza massima rilevata (120/140cm nella parte inferiore del manufatto). L’intervento di recupero ha inoltre riportato alla luce le antiche pavimentazioni in pietra e le scale di accesso ai diversi livelli della postazione: sono poi state integralmente recuperate la baracca a monte del punto di osservazione e le imponenti murature del tratto terminale della postazione. Completa, l’opera di ripristino la copertura di uno degli edifici, per esemplificare la fisionomia che originariamente caratterizzava tutte le postazioni presidiale dalla prima compagnia del Bataillon Reutte II.
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